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Se i denti della Burocrazia prevalgono sulla dentatura dei pazienti. Alcune riflessioni del dott. Luigi Paglia
[venerdì 4 maggio 2012]

Per un dentista le sfide da affrontare sono indubbiamente più numerose e difficili che in passato. I continui progressi scientifici e tecnici, grandi e piccoli, che giustamente richiedono un aggiornamento pressante.  La maggior presa di coscienza della qualità e disponibilità delle cure da parte dei pazienti, essi stessi oggetto di affollati messaggi promozionali. La concorrenza da parte di grosse strutture 'industrializzate' e la difficile congiuntura economica attuale.  Sono situazioni tutte che s'impongono verso un' ottima preparazione clinica  professionale.

Ma tutta questa moderna professionalità non basta, anzi è messa a rischio da ottusità della Burocrazia. Perchè negli ultimi anni si assiste ad un aumento esponenziale delle incombenze burocratiche: documenti, attestati, protocolli, autocertificazioni, corsi sulla sicurezza, ECM e quant’altro…

Risulta necessario tutelarsi per ogni minima azione con firme di accettazione da parte del paziente sul 'consenso informato'e sul rispetto della  privacy, ma d’altro canto bisogna invece sbandierare ogni singola prestazione in fattura, per non incorrere in sanzioni fiscali: tendono a moltiplicarsi a macchia d’olio gli esperti qualificati necessari. A fronte di tutte queste complicazioni, di semplificazione neppure l’ombra: si continuano a pretedere certificati inutili ma complicati da ottenere .

Passando poi  ad analizzare la burocrazia fiscale, da anni lottiamo con uno studio di settore malfatto, che punisce il Dentista che assume personale, a ciò attribuendo un valore moltiplicativo d’introito, maggiore rispetto a quello attribuito per un collaboratore, e che in pratica equipara il binomio assistente-dentista a quello operaio-padrone d'una qualsiasi ditta. La semplificazione ci porta  per l’anno corrente lo spesometro e per il futuro il redditometro.

Tutte queste complicazioni burocratiche rendono sempre più competitive/'aggressive' le grosse strutture che erogano prestazioni standardizzate, cui viene automaticamente adattato il paziente, e non viceversa le procedure a lui.

Strutture 'industrializzate', pronte con i propri numerosi ragionieri e commercialisti a disposizione per fare fronte alle innumerevoli incombenze che abbiamo appena accennato. Grandi strutture che infatti si specializzano sempre più  ad affrontare e risolvere questi aspetti   che servono per stare sul mercato,  mettendo piuttosto in secondo piano quelli clinici, spesso affidandoli a giovani neo-laureati 'sbattuti' in prima linea.

Contemporaneamente il singolo professionista, che ha come scopo primario la cura e il benessere del paziente, sempre di più viene scoraggiato dal tempo e dalle risorse che deve dedicare alla pletora di incombenze extracliniche, che lo allontana dalla sua vera 'mission' ch'è  innanzitutto quella di dialogare col paziente, stabilire con lui un adeguato piano terapeutico ed attuarlo coscienziosamente. E qui siamo al paradosso che l’Odontoiatra  sempre più impegnato alla soluzione delle problematiche cliniche reali del paziente, ne viene invece “distratto” da una burocrazia sempre più invadente e che pretende incalzantemente la sua parte.

Orbene, se è chiaro che una parte delle incombenze burocratiche sono indispensabili per garantire sicurezza per operatori e pazienti  e vanno sicuramente mantenute,  un’altra grossa fetta serve solo a mantenere in vita un apparato che le produce ed uno che le controlla e che nulla ha a che vedere con la qualità dei trattamenti. Sarebbe  di certo conveniente per clinici e pazienti  fare evaporare  tutta una serie di procedure e incombenze che hanno come lo scopo “non dichiarato” di appesantire la vita al clinico e alleggeririre il portafoglio al paziente.

Dott.Luigi Paglia: Segretario Culturale ANDI Milano-Lodi


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