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Per l’ADUC sono 5 milioni gli italiani andati all’estero a curarsi i denti e cresce anche il social shopping. Ma sono dati reali?
[venerdì 16 marzo 2012]

Non è certo una novità che il low-cost interessi anche il settore odontoiatrico ma quanti sono i pazienti che abbandono il proprio dentista per affidare il proprio sorriso alle strutture che propongono prezzi competitivi o si recano all’estero per farsi riabilitare la masticazione?

Per l’Associazione per la Difesa e l’Orientamento dei Consumatori (ADOC) sarebbero 5-6 milioni di italiani ad essersi recati all’estero per farsi curare i denti negli ultimi due anni.

“Italiani che si recano soprattutto nell’Est Europa –precisa il presidente ADUC Carlo Pileri- spinti dai prezzi molto più convenienti, visto che in media si spende la metà se non un terzo per le cure odontoiatriche, e dalla scarsità di polizze malattia e coperture assicurative in grado di coprire adeguatamente le spese mediche sostenute qui in Italia”.

Ma come l’associazione abbia raccolto il dato non è dato sapere.

Presidente dell’ADUC che indica come nell’ultimo anno il 30% degli italiani “ha acquistato coupon, con sconti medi del 50% con punte fino al 90%, per effettuare check up completi, analisi del sangue e cliniche di vario genere, inclusi test allergologici”.

“In un momento di crisi nera come l’attuale –commenta Pileri- non ci stupisce che i consumatori cerchino soluzioni economiche anche nel campo della salute”.

A preoccupare l’associazione è la scarsa professionalità e serietà da parte delle strutture che offrono tariffe stracciate per curare una carie o effettuare una visita cardiologica. ADUC propone che queste strutture vengano opportunamente valutate e verificate da parte del Ministero della Salute, di concerto con le Associazioni dei consumatori.

“Si potrebbe pensare ad apporre un bollino di qualità alle strutture ritenute idonee e competenti ad effettuare il servizio”, prone il presidente ADUC.

Ma, ci chiediamo, in un settore che prevede una autorizzazione all’apertura per le strutture sanitarie, il rispetto di tutta una serie di norme, la possibilità da parte di Asl e Nas di effettuare controlli a sorpresa, oltre all’azione che dovrebbe effettuare l’Ordine nei confronti degli iscritti che offrono questi servizi, serve davvero un bollino di qualità o basterebbe sollecitare tutti questi organismi ad effettuare veramente i controlli?


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